sabato 11 luglio 2026

LA BRIGATA EBRAICA

 -Patrizia Cecconi-

dalle 
origini 
della 
sua 
vicenda 




Il libro di Fazolo ricostruisce le fasi che portarono «alla costituzione di quest’organizzazione militare ebraica a fianco degli “Alleati” - scrive Patrizia Cecconi - che prese forma a fine ’44 dopo che Agenzia Ebraica e governo britannico avevano trovato un accordo di massima»_



All’arrivo dell’estate, chissà perché, ovunque vengono pubblicati i consigli di lettura. Ecco il nostro: La Brigata ebraica, di Alberto Fazolo, editore 4Punte, 15 euro.

Parliamo di un piccolo, importante libro, ricco di documentazioni e proprio per questo da leggere se si vuole capire perché da diversi anni, il 25 aprile, si accende un duro scontro sulla partecipazione della Brigata Ebraica alle celebrazioni per la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

La tesi dell’Autore, esplicitata già nella sua introduzione, è che la Brigata Ebraica rappresenti “il paradigma del progetto sionista” e “il cavallo di Troia  per cercare di far entrare Israele nel campo antifascista” nonostante le azioni dei suoi governi. Governi che, per ironia del destino, sono sostenuti anche da partiti eredi di quel fascismo contro cui la Brigata ebraica realmente combatté, seppur per soli trenta giorni. Da qui l’importanza di esaminare il ruolo che essa ebbe dalla sua costituzione, nel dicembre 1944 – a guerra praticamente finita –  fino al suo scioglimento.

Il sottotitolo del volumetto, Una storia controversa, dal 1944 a oggi è già un’indicazione di lettura che poi, nello sviluppo dei capitoli prenderà forma perché quando le guerre finiscono “non vengono consegnate solo alla storia, ma anche alla politica” con le conseguenti narrazioni e revisioni, spesso inautentiche e strumentali o quantomeno controverse.
Per evitare confusioni dovute a somiglianze nominali, Fazolo precisa che durante la prima guerra mondiale era stata costituita una Legione Ebraica con lo scopo, riuscito, di coadiuvare le potenze dell’Intesa nell’abbattimento dell’Impero Ottomano.

La Brigata Ebraica, invece, nacque quasi trent’anni dopo e su impulso dell’Agenzia Ebraica costituitasi, quest’ultima, nel 1929 per promuovere l’immigrazione in Palestina degli ebrei di ogni nazionalità e favorire la nascita del “focolare nazionale” promesso nella dichiarazione che nel 1917 lord Balfour aveva consegnato al banchiere Rothschild, esponente di rilievo del sionismo.

In realtà, come sarà facilmente dimostrato dalle dichiarazioni di Ben Gurion, “padre fondatore di Israele”, l’obiettivo andava ben oltre il “focolare”, tanto più che le ricorrenti e feroci persecuzioni antisemite, subite praticamente da sempre, sotto i regimi  nazisti e fascisti assunsero una ferocia tale – addirittura normata giuridicamente – da rendere particolarmente sentito il bisogno di uno “Stato rifugio”.

Fazolo ricostruisce le varie fasi che portarono alla costituzione di quest’organizzazione militare ebraica a fianco degli “Alleati” e che prese forma a fine ’44 dopo che Agenzia Ebraica e governo britannico avevano trovato un accordo di massima.

All’appello dell’Agenzia Ebraica, tuttavia,  non furono molti a rispondere, ma solo 4.000 e tra costoro, provenienti da 54 Paesi, c’erano anche dei volontari non ebrei.

L’ipotesi di Fazolo è che grazie a questo esiguo numero di volontari, arrivati quando ormai le sorti della guerra erano segnate da oltre un anno – cioè dalla vittoria dell’Armata Rossa a Stalingrado – sarebbe stato possibile, da parte dell’organizzazione sionista mondiale rivendicare il diritto alla fondazione dello Stato di Israele.

La Brigata non entrò in azione subito ma rimase ad addestrarsi dapprima in Egitto e poi in Italia, dove restò quattro mesi a Fiuggi, tra le terme e le strutture alberghiere locali e solo nella primavera del ’45, quando era già passato un mese dalla liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, la Brigata Ebraica fu inviata in Romagna dove finalmente divenne operativa partecipando ad alcuni scontri con i tedeschi in ritirata che videro, tra le altre vittime, anche 30 militari ebrei, cosa che consentì al movimento sionista internazionale di collocarsi tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale.

Fazolo esprime un giudizio molto severo, che giustifica con i fatti documentati e verificabili, circa l’indifferenza degli ebrei di Palestina verso l’orrenda sorte che stava toccando agli ebrei europei. Eppure, afferma, gli ebrei di Palestina sarebbero potuti intervenire avendo già organizzazioni paramilitari ben addestrate, le stesse divenute poi tristemente famose per le azioni di terrorismo ebraico finalizzate all’ottenimento di un loro Stato in Palestina.

Nel ripercorrere gli eventi succedutisi durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Autore ricorda che nel ’42 i britannici, allora mandatari della Palestina, avevano costituito il Palestine Regiment in cui ebrei nati o immigrati in Palestina e palestinesi non ebrei cooperarono lealmente fianco a fianco. Quando il Palestine Regiment venne sciolto, una parte degli ebrei confluì nella neo-costituita Brigata Ebraica.

Nella ricostruzione storica del periodo esaminato non manca il richiamo alla bieca figura dello sceicco Mohammed Husseini, simpatizzante nazista e per questo spesso utilizzato per accusare i palestinesi di filo-nazismo, mentre in realtà Husseini non aveva séguito e la maggior parte della sua vita non la passò neanche in Palestina.

Per quanto riguarda l’Italia, Fazolo si sofferma sul forte rapporto tra gli ebrei italiani e il fascismo fino al 1938. Sebbene Mussolini avesse già mostrato, occasionalmente, una tendenza antisemita, fino all’alleanza con la Germania nazista il fascismo non aveva l’antisemitismo nel suo programma politico, tanto che 230 italiani ebrei parteciparono alla marcia su Roma e, fino alle ignobili leggi razziali del 1938, gli ebrei iscritti al partito fascista erano 10.370. Inoltre, nel 1934 il banchiere ebreo Ettore Ovazza, fondò il settimanale degli ebrei fascisti La nostra bandiera con l’intenzione di fascistizzare tutte le comunità ebraiche italiane. Il suo entusiasmo fu distrutto dalle leggi razziali e poi, nel 1943, le bestie naziste assassinarono lui e la sua famiglia.

A onor del vero Fazolo ricorda che nell’Italia fascista non furono pochi neanche gli italiani ebrei che si schierarono con i movimenti e i partiti antifascisti e che, successivamente, parteciparono alla Resistenza e cita il fatto che se al Manifesto degli intellettuali fascisti pubblicato dal filosofo Giovanni Gentile aderirono una trentina di intellettuali ebrei, al Manifesto degli intellettuali antifascisti pubblicato alcuni giorni dopo dal filosofo Benedetto Croce ne aderirono altrettanti.

Con notevole capacità di sintesi e ricorrendo anche ad aneddoti e testimonianze documentate l’Autore ricostruisce in meno di 100 pagine il quadro dell’Italia del famigerato ventennio, senza dimenticare né le discriminazioni né l’uso che Mussolini tentò di fare del sionismo per indebolire le posizioni inglesi nel Mediterraneo.

Dato che l’ideologia fascista e la successiva ideologia nazista in quegli anni si estesero ben oltre l’Italia e la Germania, alcune pagine di questo libro riguardano anche la situazione europea.

Tra le organizzazioni antifasciste ebree in Europa occidentale spicca la Francia con la sua Armée Juive composta da circa 2.000 combattenti, mentre nell’Europa orientale furono attivi soprattutto i ghetti, dove la resistenza armata fu eroica e diffusa da Varsavia a Vilnius, da Minsk a Cracovia, Lodz e altre decine di città minori. Nel ghetto di  Minsk, in Bielorussia, i combattenti resero perfino possibile la fuga di circa 10.000 ebrei altrimenti destinati ai campi di sterminio. Ma purtroppo altrove andò diversamente, e a Varsavia, per dirla con le parole dell’Autore, fu “una lotta senza speranza di vittoria, uno scatto d’orgoglio di chi non accettava di essere trascinato passivamente al patibolo”. Ma a difenderli, ci ricorda Fazolo, non c’erano le formazioni sioniste che in seguito si  sarebbero attribuite, indebitamente, quelle eroiche disperate battaglie.

Pertanto, aggiunge, il conferimento della medaglia d’oro al valor militare che dopo 73 anni dalla fine della guerra, nell’ottobre del 2018, il Presidente Mattarella ha conferito alla Brigata ebraica derogando alle motivazioni legali che regolano tale conferimento (v. D.Lgs. n.66/2010) sembra “una ben precisa operazione politica per istituzionalizzare il supporto a Israele” rappresentando, secondo l’Autore, una delle “mistificazioni revisioniste finalizzate a diffondere le narrazioni della propaganda sionista”; la stessa che alle manifestazioni del 25 aprile espone alcune bandiere della Brigata, ma in un  tripudio di bandiere di Israele, il Paese che incarna l’entità sionista concretizzatasi in colonizzazione d’insediamento, occupazione illegale, violenza e razzismo. Cioè l’esatto opposto dei valori della Resistenza ricordati e onorati il 25 aprile e violentemente e ulteriormente  feriti dal veder sfilare, scandalosamente unite alle bandiere israeliane – già inadatte per quanto detto sopra – le bandiere  inneggianti al Battaglione Azov e a Stepan Bandera la cui organizzazione (OUN) partecipò all’olocausto ucraino nazista degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Fazolo, mettendo in fila i fatti storici e il susseguirsi di eventi appartenenti alla cronaca degli ultimi decenni ipotizza che in Europa e in particolare nell’Italia della “seconda Repubblica”, “atlantismo e sionismo sono diventati un discrimine per poter partecipare alla scena politica istituzionale” e che la riesumazione, strumentale, dopo decenni di oblio della Brigata Ebraica è riuscita “a inserire contraddizioni nel campo antifascista, arrivando anche a disarticolarlo” legittimando la presenza degli odierni sionisti all’interno del campo antifascista contro ogni evidenza, come traspare perfino dai mass media discretamente o palesemente filoisraeliani.

In conclusione l’Autore afferma, e nelle sue pagine dimostra, che il ripescaggio della Brigata Ebraica, al di là del rispetto per i volontari ebrei che ne fecero parte, è una manipolazione della storia a servizio di Israele, campione affermato e manifesto di svilimento della legalità internazionale e di disprezzo del diritto umanitario universale.

pubblicato in contemporanea su Pressenza.org