sabato 2 maggio 2020

“IL FALLIMENTO DEL SOVRANISMO DI STATO”


-Pierre Dardot\Christian Laval-

 Chi può dire quale Stato si sta profilando                                                                  
 nella crisi pandemica in atto? 

 Se di certo dobbiamo auspicare un rafforzamento dello Stato sociale che gli consenta di far fronte alla sua funzione di protezione sanitaria, non dovremmo anche preoccuparsi dell’aumento del suo autoritarismo, tendenza tangibile ovunque, che nell’attuale catastrofe può trovare una nuova occasione per violare i diritti sociali e politici e le libertà dei cittadini?   
  

    Piccolo promemoria riservato agli smemorati amanti dello Stato:

 fino a ieri, chi era a smantellare l’organizzazione delle cure mediche 
Chi voleva allargare la precarizzazione nella ricerca e nell’istruzione 
Chi imponeva riforme della disoccupazione e delle pensioni che impoverivano 
i disoccupati di oggi e i pensionati di domani 
Chi faceva provviste di cartucce per lanciatori di proiettili da difesa, di gas lacrimogeni e 
di granate anti-concentramento, 
invece di provvedere alle scorte di mascherine  
> Risposta <
 lo Stato, o più precisamente, i suoi rappresentanti nella persona dei suoi governanti, senza dimenticare i parlamentari e l’alta e media amministrazione 
che a loro hanno obbedito    


Nel corso dei secoli, il principio di sovranità dello Stato ha due volti indissociabili: quello interno, il dominio sulla popolazione, e il suo lato esterno, la difesa dell’«interesse nazionale», all’occorrenza attraverso la guerra agli altri Stati. Ma come possiamo intenderlo oggi? Nel discorso del 31 marzo, Macron ha affermato di «ricostruire la nostra sovranità nazionale ed europea», aggiungendo subito dopo: «abbiamo cominciato a farlo prima della crisi attraverso riforme che permettono al nostro paese di essere competitivo». In altre parole: noi lo abbiamo fatto attraverso le riforme neoliberali (in particolare lo «shock di competitività» che permette alle imprese di beneficiare di miliardi di regalie fiscali). Questa ammissione fa luce sull’annunciata «ricollocazione» della produzione del materiale sanitario. Lo stesso termine «ricollocazione» è ingannevole. Può certamente significare la priorità delle filiera diretta in materia di produzione/consumo per ridurre l’impronta ecologica e favorire il controllo dei cittadini sulla finalità della produzione (la soddisfazione dei bisogni). Ma può anche significare la creazione di condizioni ottimali nella guerra economica internazionale. Il gruppo farmaceutico Sanofi ha già annunciato il rientro in territorio francese di alcune delle sue unità di produzione. In questo risiede il senso della sovranità proclamata da Macron: le grandi imprese private devono produrre sul territorio francese, alle spalle di uno Stato che gli garantisce condizioni che le renderanno competitive sul piano internazionale.
Siamo avvisati. Il giorno «dopo» somiglierà al giorno «prima», non fosse che per la concorrenza che si farà ancora più spietata. Le considerazioni politiciste, l’ossessione di Macron di imporre la riforma delle pensioni, ma soprattutto il ristretto animo nazionalista della burocrazia di Stato, ci hanno reso ciechi di fronte alla necessità di prepararsi il più rapidamente possibile per evitare l’ecatombe. Eppure, l’OMS, a oggi sul banco degli imputati, aveva avvertito i governanti della gravità e del carattere mondiale della pandemia, e sono molti tra questi, a cominciare da Trump, che hanno reagito troppo tardi. Ancora oggi, è il nazionalismo degli Stati a impedire di istituire un vero e proprio direttorio sanitario mondiale d’emergenza. Si lascia ogni paese da solo di fronte alla pandemia, come se ci fossero 197 epidemie nazionali. Peggio ancora, i paesi più ricchi, a partire dagli Stati Uniti (America first!), sono scesi in guerra contro tutti gli altri per impadronirsi delle produzioni disponibili di mascherine, test, respiratori. Sono tornati i tempi dei corsari. Che uno come Macron abbia potuto, con un decreto di requisizione, bloccare le scorte di 4 milioni di mascherine di una multinazionale svedese per oltre un mese (dal 3 marzo al 4 aprile), mentre la metà era destinata alla Spagna e all’Italia duramente colpite dalla pandemia, dice abbastanza sulla pratica del banditismo di Stato.
Lacerata dagli egoismi nazionali, l’Unione Europea offre un’immagine pietosa: chiusura delle frontiere, denigrazione delle politiche messe in atto dagli altri, e soprattutto, strategie contraddittorie, come se la «vittoria» nella «guerra» contro il virus globale non potesse essere che nazionale. E che dire della mancanza di una risposta coordinata al crollo economico che riguarderà tutti i paesi europei, senza eccezione alcuna? Non appena si è parlato di mutualizzazione dei debiti (i coronabond), abbiamo visto rispuntare, come ai tempi dell’annientamento della Grecia da parte della Troika, l’indecente arroganza dei paesi nordeuropei, dei Paesi Bassi e della Germania in testa, nei confronti dei paesi meridionali europei accusati di spese improprie, proprio quando gli obitori improvvisati continuavano a riempirsi di bare, a Milano o a Madrid. La disgregazione istituzionale ha raggiunto il suo apice: il Parlamento sembra entrato in letargo, la Commissione ha rinunciato a qualsiasi iniziativa. Di conseguenza, prevale esclusivamente il puro ambito interstatale, nella forma del Consiglio dei capi di Stato e dell’Eurogruppo, sottratto a qualsiasi controllo. Il velo sta cadendo. La sovranità dello Stato-nazione è l’indispensabile veicolo della concorrenza tra Stati, attraverso la creazione delle migliori condizioni che facilitino i flussi transfrontalieri di capitale. È su questa concorrenza che poggia la costruzione dell’Unione Europea e, con uno spietato contraccolpo, è proprio l’esistenza dell’Unione Europea a risultarne minacciata.
Più in generale, la crisi deve essere l’occasione per rivedere la questione della sovranità statale. Con Foucault, troppo spesso si è avuta la tendenza a contrapporre sovranità e razionalità economica. La realtà è che la sovranità dello Stato non scompare affatto quando si assume la responsabilità di tale razionalità. La tutela del capitale globale è la nuova ragione di Stato. Lo si vede chiaramente nel modo con cui, senza più imbarazzi di fronte alle cautele degli esperti, Macron ha deciso di sanificare le scuole per far ripartire al più presto l’economia, su espressa richiesta degli ambienti economici. Alla formula macroniana del 31 marzo «sovranità e solidarietà», non c’è che un’alternativa da contrapporre: «sovranità di Stato o solidarietà del Comune».


Leggi articolo integrale Sovranità di Stato o solidarietà comuneHOPEFULMONSTERS,24 APRILE 2020
Traduzione dal francese di Ilaria Bussoni e Viviana Vacca per OperaViva Magazine
Questo articolo è originariamente apparso sulla rivista AOC, il 20.04.2020