sabato 24 agosto 2019

IL FUOCO DEL CAPITALISMO ESTRATTIVO

NI UNA MENOS – ARGENTINA
 TERRITORIO: NOSTRO CORPO, NOSTRO SPIRITO 

 Non accettiamo la violenza né le morti alle quali sono sottoposte  ora le  compagne  indigene e le comunità che per secoli hanno vissuto  in  una relazione di cura reciproca con la foresta e con tutti gli esseri non umani che la abitano 


 L’Amazzonia e i suoi abitanti sono la resistenza ancestrale all’imbecillità umana,   all’antropocentrismo criminale che ruota, ovviamente, attorno all’universale maschile 

Quando difendiamo i nostri territori, i nostri corpi e i nostri spiriti, difendiamo anche la vita degli altri popoli che abitano questo pianeta.” Così hanno detto alcune delle donne che hanno camminato per le strade di Brasilia con le loro figlie: “È nella vita in comune che possiamo avere una vita dignitosa”. Con loro e per tutt*, chiediamo alle organizzazioni femministe di tutto il mondo di manifestare e di chiedere che vengano prese le misure necessarie per fermare l’incendio"

Noi: donne, lesbiche, travestite, trans, indigene, contadine, indias, donne nere, afro-discendenti, donne della comunità, delle villas, donne delle città, donne lavoratrici, latinoamericane e donne di tutto il mondo, ci uniamo per denunciare l’incendio genocida dell’Amazzonia in Brasile.
L’Amazzonia è il cuore della vita stessa – che ha milioni di forme e che però è una sola – è l’organo vitale del mondo: è il luogo dove una forza del cosmo, la luce del sole, si trasforma nella gran parte dell’aria che respiriamo come quasi tutte le forme di vita sul pianeta. L’Amazzonia è il luogo dove i minerali diventano terra e la terra si sostiene grazie alle reti che intrecciano i suoi alberi centenari, nel suo stesso seno dal quale sgorgano esseri grandi e piccoli lungo i fiumi. L’Amazzonia è il luogo dove i fiumi sgorgano da fonti che da milioni di anni giacciono sotto chilometri di rocce e danno l’umidità di cui ha bisogno per vivere alla terra, agli alberi e alle sue migliaia, milioni di animali e piante. L’Amazzonia è il luogo dove la vita si fa sé stessa e ci fa con la sua aria, la sua umidità, con la sua regolazione del clima. L’Amazzonia è la casa, la fonte di vita per centinaia di popoli indigeni che, a loro volta, la proteggono dalla depredazione del capitale, dei capitalisti, i popoli che proteggono l’acqua di oggi e del futuro, il cibo che molt_ di noi mangiano.
L’Amazzonia e i suoi abitanti sono la resistenza ancestrale all’imbecillità umana, all’antropocentrismo criminale che ruota, ovviamente, attorno all’universale maschile. L’Amazzonia sta venendo sterminata dall’azione diretta del capitalismo estrattivo.
Non accettiamo la violenza né le morti alle quali sono sottoposte ora le compagne indigene e le comunità che per secoli hanno vissuto in una relazione di cura reciproca con la foresta e con tutti gli esseri non umani che la abitano.
Noi: donne, lesbiche, lesbiche, travestite, trans, donne indigene, contadine, indias, donne nere, afro-discendenti, donne delle comunità, delle villas, donne urbane, donne lavoratrici, donne latinoamericane e donne di tutto il mondo, ringraziamo e sosteniamo le lotte delle donne amazzoniche di più di 130 popoli che hanno manifestato alla Primera Marcha de Mujeres Indígenas de Brasil per denunciare l’aumento del 67% della deforestazione dell’Amazzonia dall’arrivo del governo terrorista-estrattivista-patriarcale di Bolsonaro. Con lo slogan “Territorio: nostro corpo, nostro spirito” la manifestazione ha denunciato l’urgenza della cura per il vivente, dei boschi e dell’acqua, ed esige la fine della violenza machista e razzista contro di loro e contro le bambine.
La Primera Marcha de Mujeres Indígenas ci racconta di un nuovo tipo di lotta per il territorio inteso anche come il pianeta che abitiamo e contro le cause capitaliste-estrattive-patriarcali del climate change. Abbiamo visto anche la forza della Marcha de las Margaritas, che qualche giorno prima, ha riunito lavoratori rurali, della foresta e delle acque di tutti gli stati brasiliani.
Noi, questi corpi femminizzati che siamo, rifiutiamo la violenza e lo sterminio coloniale dell’esistente e ringraziamo le nostre sorelle amazzoniche e contadine perché questa lotta è la nostra lotta.
Sappiamo che sono stati gli imprenditori, i fazendeiros e i loro agenti a provocare l’incendio. Cercano di distruggere la foresta e di spostare le comunità per estendere la frontiera agricola e bovina e favorire l’accumulazione estrattiva e genocida dell’agroalimentare. Comprendiamo che si tratta di una forma di disciplina atroce, una risposta sfrenata all’energia che ha rilanciato e innalzato la marcia delle donne indigene di tutto il mondo, custodi della foresta e delle forme di esistenza ribelli che essa ospita.
“Quando difendiamo i nostri territori, i nostri corpi e i nostri spiriti, difendiamo anche la vita degli altri popoli che abitano questo pianeta.” Così hanno detto alcune delle donne che hanno camminato per le strade di Brasilia con le loro figlie: “È nella vita in comune che possiamo avere una vita dignitosa”. Con loro e per tutt_, chiediamo alle organizzazioni femministe di tutto il mondo di manifestare e di chiedere che vengano prese le misure necessarie per fermare l’incendio.
#NiUnaMenos #VivasNosQueremos #FueraBolsonaro #MachistasRacistasNoPasarán
(Traduzione di Clara Mogno)