il regime di Schengen,
che include la forza armata Frontex,
ha significato per la quasi totalità degli abitanti del pianeta l’impossibilità
di raggiungere l’Europa in modo regolare. Persino la possibilità di ‘soccorrere
regolarmente’ i naufraghi è impedita dal reato di immigrazione clandestina
Le centinaia di morti della strage di migranti che si è consumata oggi si
aggiungono alle migliaia degli ultimi vent’anni. Nonostante il variare dei
numeri, queste stragi sono diventate la norma da quando l’Europa di Schengen,
mentre celebrava la libertà di movimento al suo interno, ha armonizzato il
sistema dei permessi di soggiorno e scaricato sui paesi di frontiera l’onere di
fare da ‘filtro’ ai movimenti dei migranti. Del resto, la posizione espressa
dal Consiglio d’Europa poche ore prima dell’ennesima strage mostra il vero
volto dell’area Schengen: in sostanza, si accusa l’Italia di essere stata
troppo morbida e incerta nel gestire i migranti in arrivo. Un discorso che farà
piacere alle molte destre europee e forse anche al presidente italiano Napolitano
che, inebriato dal fatto che l’Italia ha un governo, pretende anche di
governare le coste altrui. Il padre della legge che ha aperto la strada alla
Bossi-Fini non si smentisce e neppure si smentisce la Lega, con il suo solito
razzismo, né il M5S, che dopo essersi opposto allo ius soli riafferma il suo pensiero di Stato
invocando l’intervento dell’Unione europea per garantirne i confini.
Lontano dall’immagine di ogni ‘Fortezza Europa’ assediata, il regime di
Schengen, che include la forza armata Frontex, ha
significato per la quasi totalità degli abitanti del pianeta l’impossibilità di
raggiungere l’Europa in modo regolare. Persino la possibilità di ‘soccorrere
regolarmente’ i naufraghi è impedita dal reato di immigrazione clandestina. Era
logico aspettarsi che ciò avrebbe reso più pericoloso ogni tentativo di
raggiungere l’UE. Logico anche aspettarsi che nel mondo globalizzato lo
scoppiare di rivoluzioni e conflitti avrebbe aumentato la voglia di libertà e
prodotto movimenti maggiori: i migranti hanno il diritto di esercitare quella
libertà di movimento che si sono conquistati, come successo dopo la rivoluzione
tunisina, e di votare con i piedi contro guerre che non li riguardano, come
successo in Libia e ora in Siria.
Contro ogni pretesa di regolare questa libertà, quello che né l’Europa né
l’Italia capiscono è che i movimenti dei migranti non dipendono da loro. Da
loro dipendono tuttalpiù le condizioni nelle quali i migranti si muovono. Per
questo, i paesi europei e le politiche sull’immigrazione condividono la colpa
di quanto regolarmente accade. È bene che nessuno si presti più al gioco che
vedrebbe nell’Europa un argine alla barbarie nostrana. Al contrario, i
movimenti dei migranti mostrano che non può esserci una lotta che non sia su
scala pienamente transnazionale. Di soluzioni forse non ce ne sono, come
sostiene il ministro degli Esteri Bonino. Certamente, però, abolire Frontex e
sancire la possibilità di raggiungere liberamente lo spazio Schengen
renderebbero il servizio offerto dai cosiddetti scafisti meno esclusivo. In
assenza di tale volontà politica, ci siano risparmiate espressioni di
rammarico.
Se nell’individuare i colpevoli siamo certi di trovare ampio accordo,
l’ennesima strage ci spinge a ricordare non solo le vittime, ma tutti quei
migranti che quotidianamente lottano e da anni si organizzano contro le leggi
che governano i confini dello sfruttamento. Il cordoglio e la rabbia che si
alzano contro questa ennesima strage impongono, ora più che mai, di riconoscere
che sulla pelle dei migranti si gioca molto di più di quanto è reso visibile
dalle stragi del mare e dalla sistematiche e speculari vittimizzazione e
criminalizzazione politica e mediatica. Si giocano il tentativo di regolare e
governare, su scala transnazionale, una nuova geopolitca e i movimenti della
forza lavoro. Si gioca uno scontro politico globale e di classe. Dentro questo
scontro i migranti sono parte attiva. E gli altri?
Se si vuole continuare a scandalizzarsi ogni volta di nuovo, allora va bene
continuare così. Altrimenti, bisognerebbe almeno smetterla di ostinarsi a
considerare i migranti solo quando muoiono in mare o come portatori di istanze
parziali, e accettare finalmente la sfida politica generale che essi pongono.