martedì 26 agosto 2025

POMPIERI CORAGGIOSI E FOLLETTI DISPETTOSI

- Michele Ambrogio -

QUANDO È

SCIENTIFICAMENTE

VERA UNA TEORIA?


Il saggio fondamentale di Karl Popper è "La logica della scoperta scientifica" pubblicato negli anni ’30. In questo lavoro viene definita la struttura concettuale del principio di falsificabilità, il criterio teorico essenziale su cui si basa il paradigma epistemologico popperiano in cui si sostanzia la linea di demarcazione tra "scienza" e "non-scienza"


K. R. Popper è comunemente ricordato come uno dei pilastri della moderna filosofia della scienza. Sarebbe riuscito dove i suoi cuginetti empiristi logici avevano toppato: definire un criterio per distinguere ciò che è scientifico da quanto non lo è.
Un criterio quindi che ci spieghi cosa sia scienza , una volta per tutte. Quello positivista, secondo cui ogni proposizione scientifica è tale solo se verificabile, aveva un’evidente fragilità: la verifica di una legge è un’operazione infinita; oltre che segnata dal pregiudizio che la accompagna dal lavoro in cantiere fino al varo in mare aperto.
Ed ecco che Popper arriva in soccorso e corregge: una proposizione scientifica non è (solo) verificabile ma deve essere (soprattutto) falsificabile, altrimenti non sarebbe propria della Scienza. La prova empirica resta così essenziale (quanto la coerenza logica e il telaio matematico), ma non decisiva. Contingente e necessario, questi sono i tratti della Scienza, che il falsificazionismo riesce a mettersi in valigia.
Qualche illustrazione prima di andare avanti.
Prendiamo la legge di Newton, quella che formula che la forza è uguale al prodotto delle masse per l'accelerazione.
Questa legge è scientifica non soltanto perché possiamo fare gli esperimenti che misurano la massa e l'accelerazione di un corpo e la forza che applicata; ma anche perché da questi esperimenti potrebbe risultare (è una possibilità non una certezza) che non sempre la forza corrisponde al prodotto di massa di accelerazione: il che renderebbe falsa la legge (che è sempre stata falsificabile). Apro piccola parentesi: le teorie scientifiche, anche quelle superate, hanno collegato laboratori ideali e officine, teoria e prassi, a dispetto di una alquanto inutile filosofia della scienza. Ma questo è un altro discorso, perché questo caffellatte è sul metodo scientifico e sul sapere che lo contraddistingue.
Dunque verificare come tratto distintivo ci crea dei problemi non da poco. Popper rettifica: una teoria o una legge non si verificano ma si confutano, si sottopongono a un qualche terremoto. Ne basta uno anche di lieve entità.
Infatti mentre per verificare un'asserzione scientifica si richiede di analizzare un numero potenzialmente infinito di casi, per falsificarla, invece, è sufficiente trovarne uno solo in cui quella asserzione risulti falsa.
Osservo che a margine di questa impostazione fa capolino la formula logica dell’esistenziale: in logica, un termine "esistenziale" si riferisce a un quantificatore esistenziale, simboleggiato da ∃ e letto come "esiste" o "esiste almeno uno". Questo quantificatore afferma che esiste almeno un elemento all'interno di un dato insieme che possiede una specifica proprietà. Il simbolo ∃ ha qualcosa di straordinario, una sorta di resistenza indefinita alla saturazione o alla traduzione. Insomma è dentro un linguaggio ma non ha un significato e solo senza un significato può operare logicamente facendo riferimento ad un oggetto.
Il suo significato viene supplito da un postulato ("esiste almeno uno") che trasforma un enunciato aperto (ce ne stanno, ne resta) in una proposizione vera o falsa, affermando l'esistenza di almeno un caso in cui la proprietà è vera.
Considero che pur sostando alla stazione della Scienza ci siamo qui evidentemente concessi una pausa teoretica, e ricordo poi che la negazione del quantificatore esistenziale "esiste almeno un elemento" è "nessun elemento" (o, più precisamente, la negazione della proprietà applicata a un quantificatore universale). Ad esempio, la negazione di "esiste almeno un pompiere che ha paura del fuoco" è "nessun pompiere ha paura del fuoco". Eccolo così qui di nuovo l’universale, sebbene questa proposizione - non verificabile - possa rientrare nel novero di quelle scientifiche solo con una circostanziata malevolenza. Quella che ci porterà a trovare un pompiere vigliacco. La sua unicità, immaginando di averne trovato uno solo, è sufficiente a spazzar via la scientificità del principio, distinguendolo da una legge scientifica. Spirito scientifico e demone del disincanto in questa stazione, o service, si possono reciprocamente sostenere o scambiare.
Arrivò così ad un esempio che viene spesso ripetuto proprio a sottolineare invece il confine ritra scientifico e non. Abbiamo visto che proposizioni come “tutti i pompieri sono coraggiosi”, per quanto vago sia il concetto di coraggio e lo status di vigile del fuoco, sono nonostante tutto scientifiche, perché possono essere contraddette.
Se proponiamo invece l'affermazione “le sensazioni di prurito intenso sono causate da diavoletti dispettosi” dovremo ammettere che non è scientifica dal momento che non è possibile allestire esperimenti in grado di falsificarla. Nell’esempio del prurito ci stanno troppe (e dire che ne sarebbe bastata una sola) variabili non controllabili: le sensazioni di prurito e le intenzioni dei diavoletti dispettosi. Per stabilire tra i due fenomeni una connessione necessaria dovremmo riuscire a osservare e misurare la sensazione di prurito e valutare con ciò le azioni dei diavoletti dispettosi.
È ora di concludere e tiro le somme delle riflessioni fatte.
Il principio di falsificazione di Popper, a differenza del principio di verificazione degli empiristi logici, è un criterio realmente applicabile, mediante il quale possiamo stabilire se una teoria è scientifica oppure no?

Lo è a condizione di non confondere la falsificabilità in linea di principio con il disastro o l’incidente che prima o poi ne determinerà il prevedibilissimo (sebbene non necessario) time out.
E qui aggiungo una noticina trascurata. Il secondo significato relativo del falsificazionismo si riferisce invece alla possibilità che la teoria in questione possa venire falsificata definitivamente, conclusivamente e dimostrabilmente, per essere infine accantonata una volta per tutte. Ebbene non lo è, e non lo è proprio in linea di principio, tant’è che anche comunemente si ritiene che uno scienziato non debba scartare a priori e definitivamente nessuna ipotesi, nemmeno la più improbabile. Quando la scienza però incontra circostanze fattuali non è da escludere che sarà proprio quella la partita, e la posta in gioco sarà non il futuro ma il passato e gli “impossibili”. Gli incredibili, se non le scemenze.
Del resto Popper di suo insiste a più riprese nel sottolineare che persino una teoria che ovviamente è falsificabile nel primo senso non lo è mai nel secondo. Così come l'uso di espressioni come “È falsificabile” nella prima accezione "tecnica" non va scambiato per il riferimento a una prova sperimentale pratica di falsità, quello che in altri tempi si sarebbe detto un experimentum crucis, in quanto non è mai data una prova conclusiva per venire a capo di una questione empirica. Solo un time out.
Ma time out è un tempo supplementare per lo Spirito del negativo? O solo un margine per le shitstorm che provocano pruriti animati da diavoletti dispettosi?