lunedì 2 febbraio 2026

work in progress peace

 

In Pace

Apriamo la prima sezione del quaderno di Pressenza con il contributo di Guido Viale, quello che ci sembra raccogliere pienamente la prospettiva che volevamo dare al volume, offrendo ai lettori una chiave narrativa d'intersezionalità, con la quale si evidenziasse il comune nesso che scorre lungo l'asse capitalismo/patriarcato/suprematismo bianco/imperialismo, in uno colla determinazione consequenziale dello sfruttamento economico, dell'ingiustizia climatica e del disequilibrio ecologico, connesse alla logica della guerra  e alle politiche razziste del fenomeno migratorio. Scrive Viale:  “Le vittime delle guerre non sono solo gli esseri umani… Ne sono vittime anche acque, aria, suoli, boschi e animali… Insomma, ne sono vittime anche l’ambiente, il clima, la Terra… Il Ground Zero della Striscia di Gaza, ridotta a paesaggio lunare perché i palestinesi non possano più viverci e i coloni israeliani la possano “rigenerare” a loro gusto ne sono un esempio…  Ma il nesso tra guerra e clima funziona anche in senso inverso: la crisi ambientale produce a sua volta guerra, perché genera, direttamente o attraverso i conflitti che alimenta, molti migranti”. Per  rispondere alla visioni del  disastro globale in atto, Viale ci incita ad approfondire una critica complessiva dei modelli occidentali per la ricercazione di una decisa svolta sociale, sviluppando in essa la moltiplicazione delle iniziative locali, avendo chiaro – diciamo noi – l’intreccio global/glocal delle tante questioni che attraversano il caos sistemico.

In un’altro suo articolo -Dal fiume al mare –, a proposito delle grandi manifestazioni autunnali, Viale interviene senza mezze misure sulle stucchevoli polemiche intorno ad Hamas: Demonizzare, prendere le distanze, o anche solo disertare le manifestazioni e le iniziative per la Palestina che si svolgono da mesi (e anni) in tutto il mondo, pur non avendo nessuna intenzione di sostenere il genocidio messo in atto da Israele perché, tra decine, centinaia e migliaia di striscioni e cartelli ce n’è uno che inneggia al 7 ottobre – scrive il nostro – è come guardare il dito (orribile) e non vedere la luna (bellissima)”. Le molteplici reti informali - fa osservare - non possono avere giustamente alcuna autorità per stabilire chi è dentro o fuori il movimento. “Il senso vero di queste mobilitazioni sta tutto nel numero e nella giovanissima età dei partecipanti, e nel loro spirito al tempo stesso disperato, per quel che succede, e gioioso, per il fatto di esserci”.

Natalia Latis, ci offre la recensione dell’ultimo libro di Francesca Albanese, Quando il mondo dorme (Rizzoli), nel quale si raccontano storie, emozioni e riflessioni su quanto è accaduto e accade in Palestina. Questo volume si apre “con le parole colme di indignazione pronunciate da Francesca Albanese all’Assemblea Generale dell’ONU il 30 ottobre 2024, per poi illustrare la repressione e gli attacchi che ha subìto in molte occasioni denunciando i crimini culminati con il genocidio in atto, ma anche il sostegno ricevuto da parte di attivisti, studiosi e opinione pubblica”. 

Sulla guerra ucraino-russa segnaliamo la bella ed articolata intervista di Mauro Zanella a Yurii Sheliazenko, l’obiettore di coscienza quacchero dirigente del Movimento Pacifista Ucraino, conosciuto dal redattore di Presenza durante un suo  viaggio in Ucraina nell’agosto del 2024.

Sempre sulla vicenda palestinese interviene Patrizia Cecconi, denunciando il cinico uso del sistema comunicativo attraverso l'apparato dell'Hasbara, posto a servizio del governo israeliano: ” C’è stato un giro di vento sul Medio Oriente, ogni tanto capita. E dopo quasi 20 mesi di accondiscendenza mediatica e politica allo sterminio di vite palestinesi e allo stritolamento del diritto da parte di Israele, i silenti e i benevolenti si stanno facendo parlanti e dissenzienti dal progetto genocidario a marchio Netanyahu, ma in realtà di ben più lontana origine. L’esercito mediatico a servizio del governo israeliano, e suddito dei suoi principali complici, finora ha svolto con fedeltà e senza vergogna il proprio compito servile, al pari della quasi totalità di politici, politicanti, intellettuali o sedicenti tali, uomini e donne di spettacolo e opportunisti  vari. Chi si opponeva allo sterminio – scrive ancora Cecconi –, anche con la minima critica, come il cantante Ghali che aveva “osato” invocare un innocente cessate il fuoco, veniva bollato come antisemita. Come se per non essere antisemiti si dovesse essere a favore dei più efferati crimini commessi da Israele!”. Insomma registriamo una perfetta sintonia con quanti oggi si affanano a legiferare l'equiparazione dell'antisionismo all'antisemitismo.

Rinviando alla lettura  di tutti gli altri interessanissimi interventi, vogliamo chiudere questa breve intro con il reportage di Renato Franzitta, giacché ci consente di mettere in evidenza il caso-kurdo, assurto oggi drammaticamente alla cronache del nuovo anno, in vista del probabile riaccendersi del focolaio  di guerra in Rojava, dopo la liberazione di massa da parte del nuovo regime siriano dei soldati dell’Isis. Interessante, comunque il resoconto della“Conferenza internazionale per una soluzione pacifica alla questione kurda che ponga fine all’isolamento”, svoltasi l’1 e 2 luglio a Istanbul e a cui ha partecipato Franzitta: si tratta del processo politico iniziato con “l’appello per la pace e una società democratica” lanciato dal presidente Abdullah Öcalan il 27 febbraio 2025 scorso. Ma la situazione descritta è tutt’altro che di semplice risoluzione.