-Sergio Sinigaglia-
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico. Scomodiamo la nota poesia di Giovanni Pascoli per commentare brevemente le manifestazioni di ieri in Italia, soprattutto a Milano, ma non solo_
Negli autunni precedenti avevamo assistito, come da tradizione,
a manifestazioni studentesche, ma nella maggior parte dei casi non assumevano
le caratteristiche della rivolta sociale e, soprattutto, si svolgevano in un
contesto in parte pacificato.
Anche
altre mobilitazioni che sfociavano in scontri con la polizia sembravano
rispondere più a qualcosa di rituale ed erano appannaggio di gruppi di
movimento organizzati.
Le
dinamiche di ieri e lo scenario generale, viceversa, raccontano un quadro
differente. Intanto, il peggioramento delle condizioni di vita e la situazione
internazionale, con un vertiginoso aumento dei prezzi dei carburanti che
produce inevitabilmente un rincaro delle bollette, nonché pesanti conseguenze
un po' in tutti gli strati sociali medio-bassi, ma in particolare in
determinate categorie, come gli agricoltori e il settore dell'autotrasporto,
stanno di fatto unendo, se non fisicamente, politicamente, le lotte di questi
giorni.
Tornando
alle manifestazioni di ieri, a parte la solita stampa mainstream e ipocrita,
anche quell'informazione che non si caratterizza come particolarmente
«radicale», vedi Il Post,
mette in risalto gli aspetti di assoluta novità.
In
sostanza, questa volta a scontrarsi con la polizia, che a Milano ha sbarrato la
strada in un tratto precedentemente autorizzato, sono stati giovanissimi e
giovanissime, senza nessuna specifica appartenenza, che si ribellano a una
condizione sempre più pesante e insopportabile. La manifestazione stessa è
stata convocata sui social, appunto, in modo spontaneo. La stessa sigla «Italia
in piazza» fa risaltare caratteristiche che, se non sbaglio, non mi sembra
abbiano precedenti con tali peculiarità.
È
ancora presto per affermare che stiamo assistendo a una «francesizzazione», ma
indubbiamente questi aspetti non sono da sottovalutare.
Certamente,
rivolte di ben altre dimensioni, avvenute in diversi Paesi del mondo in questi
anni, hanno evidenziato che, senza un minimo di organizzazione, si rischia poi
di spegnersi o addirittura di prendere una direzione sbagliata. In questo
senso, è molto utile la lettura del libro Se
noi bruciamo, uscito nel 2024, di Vincent Bevins.
Ma
in un Paese da tempo anestetizzato e invecchiato, dove decine di migliaia di
giovani emigrano, si tratta sicuramente di segnali importanti.
Senza
illusioni, vediamo se questa volta ciò che accade in Francia sta diventando un
esempio per una generazione di giovanissimi.
Dal possibile nuovo di questi giorni spunta il volto di antiche rivolte di cui ci eravamo dimenticati.
