CHI
SONO QUESTI STUDENTI – LE RIVENDICAZIONI – LE FORME DI LOTTA – LA SOLIDARIETÀ
SOCIALE E POLITICA – LA REPRESSIONE – IL SEGUITO
Dopo un’estate canicolare vissuta in aule vetuste, senza tapparelle e climatizzazione, in una Francia sulle quale sta per abbattersi una finanziaria 2027 con 47 miliardi di euro di tagli, un grande movimento degli studenti medi ha fatto irruzione sule scena politica_
La situazione evolve rapidamente, ogni
giorno nuovi istituti entrano in lotta.
Ieri, 6 ottobre, grandi manifestazioni
in tutta la Francia di studenti, sindacati e cittadini indignati per la grande
ondata di repressione, di una violenza mai vista soprattutto contro giovani
minori.Giovani dai 14 ai 18 anni colpiti in parti vitali del corpo da armi
altamente offensive. Arresti intimidatori per qualsiasi pretesto degli
adolescenti dagli 11 anni in su.
Mail governo macronista
non la vince. Anzi, la repressione inaudita e la legittimità delle
rivendicazioni degli studenti medi hanno innescato una grande solidarietà in
molta parte della società francese che si sente coinvolta in un unico corpo con
gli studenti. In più, la solidarietà di generazione ha coinvolto anche gli
studenti universitari che cominciano a bloccare le università.
Sono due universi che si scontrano. Da
un lato le aspirazioni di giovani e studenti per un altro mondo, dall’altro la
logica infernale della finanziarizzazione totale della società, dell’istruzione
e della vita.
Grandi cortei nelle principali città. La
società francese si mobilita per sostenere le rivendicazioni degli studenti
medi e difenderli dagli attacchi polizieschi e dalla repressione statale.
Molti reportage ed articoli sono stati
prodotti, anche in Italia, sugli studenti e le manifestazioni.
Chi sono questi studenti, a quale strato sociale appartengono?
A differenza degli altri movimenti studenteschi che si sono succeduti in Francia negli ultimi anni, il movimento attuale non è partito dalle scuole superiori delle grandi città.
Le lotte sono iniziate con uno sciopero
in un Liceo Professionale (LP) della banlieue parigina e si è
diffuso rapidamente in tutta la Francia.
I motivi più evidenti sono provocati
dall’abbandono di immobili ed istituti, dalla mancanza di professori e mezzi,
dal troppo tempo passato in classe ma è tutta la struttura dell’insegnamento
che è messa in discussione.
La generazione in lotta
si è formata negli ultimi due/tre anni attraverso le mobilitazioni in favore
degli immigrati, della solidarietà di genere e soprattutto contro il genocidio
in atto a Gaza ed in tutta la Palestina.
In tutti i picchetti
davanti alle scuole ed alle mobilitazioni svetta la bandiera palestinese come
un vessillo unificante.
In Francia, sono chiamate Licei tutte
le scuole superiori dopo le medie, e corrispondono in Italia all’IPSIA, agli
Istituti Tecnici ed ai Licei (classico e scientifico).
Il corso di studio dura tre anni, da 15
a 18 anni, il che spiega la grande quantità di minorenni feriti ed arrestati.
I Licei Professionali sono quindi
l’equivalente degli IPSIA e degli ITIS in Italia.
Sorgono in maggioranza nelle banlieue e
nei quartier cittadini periferici delle grandi città dove risiedono le famiglie
di quello che potremo chiamare il nuovo proletariato.
Nelle grandi città, sono i quartieri
delle cinture est e nord-est e sud e sud-ovest, dove esistono i maggiori
conglomerati di case popolari. I residenti sono in maggioranza famiglie a basso
reddito con reddito precario, i cui componenti vivono con lo SMIC (salario
minimo) e sussidi vari e spesso devono prendere prestiti per arrivare a fine
mese.
La
popolazione che abita in questi quartieri si compone di francesi poveri,
così definiti per distinguerli dagli immigrati (sic!), da francesi provenienti
dalle ex colonie africane, asiatiche e caraibiche e da immigrati
naturralizzati. Infatti, anche se non ancora scritto da nessune parte, si
capisce dalla composizione di questi quartieri che almeno a Parigi una
implicita priorità nell’assegnazione dell’alloggio popolare è data ai nazionali.
Nelle banlieue invece, la grande
maggioranza delle scuole superiori è sita nelle zone ghetto costruite
a partire dagli anni 60 per i francesi originari delle colonie e gli immigrati,
a frequentarle sono la quarta o quinta generazione.
Il movimento si è poi esteso ai licei
letterari e scientifici dei centri città soprattutto per solidarietà poiché
questi istituti sono generalmente meglio forniti e dispongono di strutture
efficaci e professori disponibili.
Le rivendicazioni
Oltre alle rivendicazioni riguardanti i
finanziamenti per le scuole, le infrastrutture scolastiche, le mense ed il
costo del pasto, i professori, gli orari scolastici, la didattica e la
pauperizzazione del sistema scolastico, è tutta la struttura della formazione
che viene contestata.
In Francia l’istituzione
scolastica è uno dei principali dispositivi di selezione sociale. Il
futuro dei giovani dipende spesso dal quartiere di nascita, dal cognome e dalla
scuola frequentata.
La carta scolastica impone
di frequentare una determinata scuola pubblica, dalla materna (che qui è
obbligatoria) alle superiori, nel quartiere in cui sei nato.
Questo spiega anche la ghettizzazione di
intere schiere di giovani soprattutto in banlieue.
Quindi, dai 3 ai 18 anni è impossibile
uscire dal proprio quartiere, a meno di ricorrere a stratagemmi, ossia residenze
fittizie in un altro quartiere, generalmente in centro città oppure
all’iscrizione in uno dei numerosissimi istituti privati che sono parzialmente
finanziati dalla spesa pubblica statale con i fondi del ministero
dell’Istruzione.
Ad esempio, famiglie
aderenti alla religione musulmana e che hanno il reddito necessario, non
esitano ad iscrivere i figli anche in istituti privati cattolici od israeliti
che sono i migliori e meno cari, pur di far uscire i figli dal ghetto. In
generale sono accolti ed esentati dagli insegnamenti religiosi.
In conseguenza, sono
soprattutto nei centri città, dove abita in genere lo strato sociale a maggior
reddito, che troviamo le scuole pubbliche elementari, medie inferiori e
superiori che aprono la strada per le migliori università e, per quanto
riguarda soprattutto Parigi, alla formazione di quelle classi dirigenti
destinate ad andare poi nei ministeri ed in parlamento.
Questo aspetto residenziale delle
scuole innesca un’omogeneizzazione di schiere di giovani attaccati al loro
quartiere e banlieue, determina anche un linguaggio e una cultura propria che
troviamo poi nella musica Rap, nelle animazioni e clip distribuite via social
che creano una corposa dimensione culturale. Attitudine culturale che
caratterizza le lotte attuali: dai picchetti davanti alle scuole, alle pratiche
di comunicazione fino al linguaggio utilizzato.
Altro elemento che ha dato via alle
lotte è costituito dalla grande selezione e competitività che è alla base
dell’insegnamento. La cultura scolastica, nelle intenzioni del sistema,
deve servire a far emergere individualmente e a preparare i migliori per
le università quotate e per i concorsi che servono ad entrare nelle facoltà
destinate, almeno nelle intenzioni a formare la classe dirigente.
Di fatto nei licei normali è
difficile sostenere con profitto corsi in classi che - dalla materna
alle superiori - contano 35 alunni. Per cui chi ci riesce, riesce e gli altri
restano indietro; non a caso un alto tasso di giovani, soprattutto in banlieue,
hanno difficoltà a leggere e scrivere dopo la 5° elementare.
L’aspetto burocratico ed amministrativo
si aggiunge a complicare ulteriormente la vita scolastica. L’ultima riforma di
4 anni fa delle scuole superiori, con creazione di filiere di corsi, obbliga
gli studenti a scegliere, a 13/14 anni, il percorso professionale o scolastico
che per tutta la sua durata li inchioderà, ghettizzandoli, nelle
zone di appartenenza (quasi sempre estrema periferia). Stranieri nella stessa
città in cui vivono, spaesati e estranei, immediatamente riconoscibili, appena
escono di confini della banlieue, individuati a vista dai buttafuori che non li
ammettono nei loro locali e sottoposti a continui controlli di
polizia. Sono insomma i nuovi zombie, i ficiés ossia quelli che hanno
una faccia diversa.
Infine, l’ingresso all’università passa
attraverso un contestatissimo sistema informatico, Parcours Sup di
cui gli studenti chiedono l’abolizione.
Parcour Sup, in pratica invia gli
studenti verso un corso di laurea definito da un algoritmo misterioso che
utilizza le tre richieste di corso formulate dallo studente, i risultati
scolastici, la disponibilità di posti, la zona di residenza abitativa e l’età
del capitano (formula ironica popolare) per determinare il corso di
laurea obbligatorio, senza possibilità di scelta.
In più, tutta questa
selezione non serve a niente poiché la società capitalista non offre posti per
tutti, men che meno a alto reddito, l’anacronismo della situazione non incanta
più nessuno, neppure quelli delle scuole della élite.
Conseguentemente, la nuova generazione,
ora in lotta, non vede un futuro consistente ed attrattivo ma una vita fatta di
sacrifici, inquinamento, guerra alla natura ed alla vita.
La selettività della scuola è accompagnata
da un corpo insegnante e dirigente che è, seppure minoritariamente e
parzialmente, molto repressivo.
Gli insegnanti ed i presidi hanno
facoltà di segnalare allievi e studenti fino dalla scuola
elementare con tutte le derive del caso. Segnalare significa che, fin
dalla scuola materna, se sei un bimbo giudicato iperattivo sei
schedato dall’istituzione come affetto da TDAH (Disturbo da Deficit di
Attenzione e Iperattività) alla famiglia, al medico scolare ed al servizio
psichiatrico dell’educazione nazionale. Questa schedatura ti segue per tutto il
percorso scolastico e può comportare una sorveglianza di anni e l’attivazione
da parte delle istituzioni di un percorso scolastico speciale che può portare
al disastro scolastico e personale.
Esiste poi un servizio di protezione
e sicurezza del ministero incaricato fra l’altro di vigilare sulla
disciplina, la gestione degli incidenti, la sicurezza, ecc…
In Francia il potere dello stato e
dell’istituzione è totale e prioritario, e è detto il potere della procedura.
Presidi e servizi di sicurezza sono
incaricati di chiamare la polizia per intervenire e sbloccare i picchetti ai
cancelli ed i blocchi degli istituti.
Questo spiega forse come mai, come
riportato con enfasi fuori luogo dai media in Francia ed all’estero, durante
momenti di scontro e di tensione, alcuni presidi, insegnanti ed altro personale
siano stati oggetto di fenomeni di violenza.
Le forme di lotta
In questo momento, il ministro degli
interni sta con dovizia enumerando in una commissione parlamentare gli atti
di violenza commessi dagli studenti in lotta in tutta la Francia,
tralasciando quelli commessi da polizia e gendarmi.
In realtà, gli studenti
picchettano le entrate degli istituti, bloccano gli ingressi o le strade
adiacenti. La polizia ed i gendarmi intervengono per sbloccare le scuole e, di
fronte al rifiuto degli studenti, applicano violenza e provocazioni a cui
seguono le reazioni degli studenti, spesso per difendere compagni ed amici da
botte ed arresti.
Durante i cortei che sono sempre
vietati, le contraddizioni sociali possono esplodere e provocare atti di
appropriazione di quei beni di cui i giovani sono privati a causa della loro
situazione sociale.
Per il resto, si tratta di difesa dalla
repressione poliziesca che si scatena immancabilmente non solo contro gli
studenti e genitori ma contro chiunque tenti di interporsi in loro difesa,
inclusi eletti in parlamento o nei consigli comunali.
In alcune città – Marsiglia è il caso
più eclatante, dove la ghettizzazione è enorme e una parte della giovinezza è
condannata all’illegalità ed alla galera - per la prima volta la rivolta
studentesca è stata totale ed ha investito tutta la città con forme di lotta
articolate.
La repressione è
comunque sempre brutale, spesso anticipata e destinata a terrorizzare intere
fasce di popolazione.
La solidarietà sociale e politica
Alle contraddizioni presenti nella scuola si aggiunge la precarizzazione della società francese. Da anni, la spesa pubblica che è un pilastro importante nella struttura del reddito familiare, è stata attaccata a tutti i livelli.
Non solo i posti disponibili nella
funzione pubblica sono drasticamente diminuiti, ma i servizi pubblici si sono
notevolmente degradati.
La Sanità Pubblica è
stata gravemente colpita dai tagli della spesa sanitaria, dalla diminuzione dei
posti letto e soprattutto dal sistema di finanziamento secondo gli atti
medici che favorisce per varie ragioni la sanità privata.
In più, i tagli alla
spesa pubblica hanno provocato la cancellazione e la drastica diminuzione di
tutti i sussidi che alimentano il reddito familiare, fra cui gli assegni
familiari, i pre salari per i dottorati, le borse di studio e gli aiuti a
pagare l’affitto di famiglie e degli alloggi in città per i figli che
continuano gli studi.
L’accanimento del governo contro le
famiglie povere, soprattutto della banlieue si è concretizzato tramite lo
sfratto forzato dagli alloggi popolari di intere famiglie che hanno uno dei
loro componenti che pregiudicato anche solo per reati minori.
D’altronde, la pauperizzazione delle
scuole pubbliche, e anche soprattutto della sanità, non è una tematica nuova.
La novità invece è che ora non colpisce solo le fasce invisibili ma
anche la classe media in
declino e in perdita di reddito che non potendo più affrontare i costi del
risiedere nel centro della città si sta spostando in massa in quartieri che non
aveva mai preso in considerazione prima, proletari, e soprattutto si
espande nella prima periferia di Parigi, ossia I quartieri di
Parigi che si trovano sul lato interno del bordo della tangenziale cittadina,
il périphérique dove sorgono le grosse concentrazioni di case
popolari.
Tutto ciò ha creato una miscela
esplosiva che è penetrata nella scuola tramite le nuove generazioni che non
solo subiscono i problemi descritti ma sono anche un riflesso della società in
cui vivono.
La solidarietà sociale
creata attorno al movimento si manifesta tutti i giorni con presidi di adulti,
genitori, sindacalisti, avvocati, parlamentari di LFI (La France
insoumise) e del PCF (Parti communiste français) davanti
ai picchetti ed alla polizia per fare corpo unico con gli studenti.
Questa volta l’indignazione non è stata
solo di una parte della sinistra ma più generalmente di insegnanti; genitori e
società civile. Non solo, i licei dei centri città e le facoltà
prestigiose, pur in una situazione scolastica migliore, sono scesi in lotta per
pura solidarietà con i giovani stigmatizzati e discriminati delle
scuole di periferia e di banlieue.
A livello politico-istituzionale,
numerosi parlamentari ed eletti del partito La France Insoumise (LFI)
si presentano davanti alle scuole e cercano di interporsi fra studenti e forze
poliziesche tentando di impedire le cariche e le brutalità e ne escono spesso
bastonati. In più, membri di LFI ed altri esponenti della sinistra di
rottura vanno spesso nei commissariati a controllare le condizioni di
detenzione dei minorenni ed a controllare che non vi siano ulteriori violenze.
In reazione, ministri e
esponenti macronisti e della destra si scatenano contro il partito LFI
arrivando a chiederne lo scioglimento, accusandolo di organizzare gli studenti
e fomentare blocchi e manifestazioni violente.
La repressione
Da sempre le forze repressive francesi sono note per la brutalità del loro intervento soprattutto nei conftonti dei movimenti sociali, come ultimamente contro i Gilets Jaunes (50 mutilati) e il movimento di lotta contro la legge sulle pensioni.
La prima risposta del
governo francese, da sempre, è di reprimere immediatamente, terrorizzare,
incarcerare.
Questa brutalità proviene da una lunga
storia coloniale, quando nei commissariati di quartiere si torturavano gli
aderenti al FLN algerino o gli anticolonialisti di vari paesi africani.
Ricordiamo in particolare la sera del 17
ottobre 1961, il FLN (Front de Libération Nationale Algeria - Federazione di
Francia) organizzò una protesta pacifica invitando intere famiglie (uomini, donne e
bambini) a sfilare disarmate nelle vie del centro. La reazione della polizia,
sotto gli ordini diretti di Papon1, fu di una violenza inaudita: gli agenti
attaccarono i manifestanti non appena usciti dalle stazioni del metrò e quelli
che erano riusciti a concentrarsi sui grandi boulevard (come vicino all'Opéra o
a Saint-Germain-des-Prés). Molti algerini furono massacrati a colpi di
manganello, calci e armi da fuoco.Decine di manifestanti feriti o tramortiti
vennero gettati coscientemente nella Senna dai ponti di Parigi (come il Pont
Saint-Michel), dove morirono annegati.Più di 11.000 algerini furono arrestati e
ammassati in centri di detenzione improvvisati, come il Palazzo dello Sport o
lo stadio di Coubertin, dove subirono violenze e privazioni per giorni.
Alcuni storici sostengono che viene applicata agli studenti la stessa metodologia usata contro le rivolte anticoloniali del passato.
Seimila adolescenti di 11, 12, 13, 14
anni arrestati in pochi giorni, massacrati e feriti in tutto il territorio
nazionale. Non risulta nessun precedente recente di tale terrificante
dimensione. Durante tutti mesi del maggio 68 ci furono circa 300/400 arresti.
La legge francese che vieta l’arresto di
minori è calpestata con infamia.
I tribunali per direttissima sfornano
condanne vergognose e sommarie e strappano i minori alle famiglie confinandoli
in riformatori ed in orridi istituti di rieducazione lontani dalle
città di residenza.
Le immagini delle violenze poliziesche
che ci pervengono sono terrorizzanti, destinate a terrorizzare gli studenti e
la popolazione intera.
Le armi utilizzate sono le più letali:
fucili flash-ball2, lancio di candelotti ad altezza d’uomo da distanza
ravvicinata granate modello GM2L3 come quella che ha provocato
la mutilazione di un quindicenne, taser4, manganelli e tonfa, esibizione di
armi da guerra.
Le cariche sono spesso impreviste e di
estrema brutalità e coinvolgono anche chi si trova nei paraggi o chi tenta di
prendere delle immagini.
Sembra che sia stata data
l’autorizzazione alle Gerarchie poliziesche territoriali -
capisquadra, caporali, graduati ed altri responsabili operativi della polizia
antisommossa e gendarmi che comandano le operazioni di piazza contro i
manifestanti – di organizzare liberamente la repressione e gli atti repressivi
al di là di qualsiasi direttiva centrale, senza nessuna considerazione per età
– le mobilitazioni studentesche sono in gran parte composte da adolescenti
sesso...
D’altronde o sono numerose le leggi che
criminalizzano le lotte sociali e che lasciano campo libero a polizia e
gendarmi, promulgate negli ultimi anni, fra cui la più recente che protegge
automaticamente, le forze dell’ordine, in caso di uso delle armi, vedi
articolo L435-15.
Questa impunità si è aggravata negli
ultimi anni, dapprima con il presidente socialista Hollande e poi
potenziata da Macron negli ultimi dieci anni e non risparmia neppure gli
insegnati e gli assistenti sociali scolastici che si schierano con gli
studenti.
L’impunità è garantita inoltre dal
sistema di inchiesta in caso di violenze poliziesche. Di fronte ad una denuncia
per brutalità, interviene prima un organo interno alla polizia e alla
gendarmeria, l’Ispezione Generale di Polizia o Gendarmeria (IGPN). L’IGPN
stabilisce se esite o no un motivo fondato per mandare a giudizio un funzionario
od una squadra di poliziotti. Come prevedibile, la maggioranza di queste
pre-inchieste si chiudono con un non luogo a procedere, il che incentiva
polizia e gendarmi a continuare gli atti di repressione.Un quadro che
giustifica gli allarmi lanciati a livello internazionale ed all’ONU dalla lega
per i Diritti dell’Uomo ma che non scalfiscono il potere macronista.
Quale sarà il seguito?
Ad oggi non sembra che il movimento degli studenti sia destinato ad esaurirsi ed abbandonare le rivendicazioni e la lotta.
La solidarietà sociale è
destinata ad allargarsi a tutti gli strati di popolazione in difficoltà e
coinvolti nella crisi in corso e nella perdita di poter d’acquisto.
Non avendo niente da offrire sul terreno
della mediazione sindacale e politica, il governo punterà a tirare avanti con
la repressione fino al 18 ottobre, data di inizio delle due settimane di vacanze
scolastiche6, sperando che, insieme alla ripresa di corsi ed esami e della
selezione, si produca l’effetto di fermare il movimento.
Tuttavia, tutto non sarà così facile,
non solo per la determinazione del movimento ma per l’intervento di altri
fattori.
Comincia a montare l’opposizione sociale
contro la legge di bilancio 2027 in preparazione che, come detto sopra, prevede
un taglio di 46 miliardi di € alla spesa pubblica.
Tutti i settori sociali ne saranno
colpiti. Fra le principali misure, i pensionati vedranno le pensioni ridotte e
la tassazione aumentata, gli studenti vedranno per la prima volta
l’introduzione delle tasse d’iscrizione alle scuole superiori ed all’università
(non esistono ad oggi), le indennità di disoccupazione saranno ulteriormente
ridotte insieme a tutti i principali sussidi che aiutano le famiglie a tirare
fine mese.
Parallelamente, la spesa militare
ammonta attualmente a quasi 100 miliardi di euro e le esenzioni dai contributi
sociali alle aziende ammonta a circa 75 miliardi de euro annui, di che
finanziare ampliamente tutte le spese sociali. In più il governo prevede l’estinzione
di altre due tasse alle imprese di cui una per un valore di circa 4 miliardi
annui.
La lotta degli studenti non è destinata
ad estinguersi.
Uno sciopero sindacale è previsto in novembre, i
Gilets Jaunes sono intenzionati a rifare apparizione il 17 ottobre, assemblee e
manifestazioni cominciano a svilupparsi contro questo massacro sociale…
Parigi, 7 ottobre 2026
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Note
1. Maurice Papon:
segretario generale della prefettura della Gironda dal '42 al '44 – governo
Vichy – accusato di essere tra i responsabili della deportazione di 1500 ebrei
a Auschwitz -, poi prefetto con De Gaulle e infine ministro del bilancio con
Giscard d'Estaing;
2. Flash-Ball:
un lanciatore di proiettili portatile, progettato dal produttore francese di
armi Verney Carron, usato dalla polizia antisommossa francese
e da società di sicurezza private, come alternativa alle armi da fuoco e ai
proiettili di plastica. Le munizioni hanno la forma di un proiettile di grande
diametro, 40 millimetri che viene sparato a circa 80 m/s;
3. Granata
modello GM2L: dispositivo lacrimogeno e assordante utilizzato dalle forze
dell'ordine francesi;
4. Taser:
dispositivo di immobilizzazione, quando i dardi colpiscono il
bersaglio, rilasciano una scarica elettrica in grado di bloccare temporaneamente i
muscoli;
5. Articolo
L435-1: il 7 luglio 2026 l'Assemblée nationale ha approvato una nuova
proposta di legge (sostenuta dal partito Les Républicains e
dal governo) che introduce una presunzione di legalità (o presunzione
d'uso legittimo) dell'arma;
6. Vacanze
scolastiche: in Francia, il calendario scolastico dell'anno 2026 è
organizzato con pause di due settimane ogni sei o otto settimane e vede la
divisione del Paese in tre zone accademiche (A, B e C) per le
vacanze invernali e primaverili
Massimo Meloni (Ahida online) fino al 1983 ha lavorato alla SIT-Siemens di Milano militando nei Collettivi politici operai. Si è poi trasferito in Francia, a Parigi, dove ha lavorato per molti anni nel settore delle telecomunicazioni. Si occupa attivamente di politica antagonista e ha partecipato fin dall’inizio al movimento dei Gilets jaunes
immagine di Steve Libbey