venerdì 10 luglio 2020

COS'È LA SINISTRA ?

- Roberto Ciccarelli-

          Quando mai nella storia del concetto di “sinistra” 

si è dato un Unico Soggetto di Sinistra? 



   La sinistra è la storia di conflitti, anche violenti, persino fratricidi, dissennati, senza senso. E non solo questo, per fortuna. È un concetto che cambia con la storia e ha sempre avuto bisogno di essere aggettivato per essere comprensibile   


Diciamo basta a questa nostalgia dell’età dell’oro che non è mai stata tale. Basta con questa retromania per il Grande Partito. Pratichiamo le genealogie, caliamoci nella storia, abbandoniamo il presentismo. Ho trovato interessante una genealogia di Dario Gentili secondo il quale sinistra significa sinisteritas: una linea spezzata, divergente, obliqua, inadatta a dettare la linea, ma capace di tracciare più linee, punti di fuga. Più che il concetto in sé, perché “sinistra” è tutt’al più un concetto, non una pratica, né una politica, a me interessa la molteplicità che emerge dal concetto e non si fa ridurre da esso. È impossibile da riportarla all’Uno. Anzi, è l’Uno che si dà in questa molteplicità. Per spiegare questo meccanismo più che sull’unità a cui tendere mi soffermerei dunque sul concetto di totalizzazione che si pratica mentre nascono i movimenti molteplici. Più che sul concetto sostantivato di sinistra, o sul suo aggettivo inteso come un soggetto, trovo molto più decisivi i movimenti femministi, ecologisti e antirazzisti intesi come processi di totalizzazione infiniti, agenti, sono sempre aperti a nuove totalizzazioni. Questa è la forma della politica da pensare per arrivare a un’idea di istituzione e alla contemporanea trasformazione critica della società, dell’economia, della vita. La nuova onda di Black Lives Matter dopo l’omicidio razzista di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis ha dimostrato che il lavoro politico nella società americana è un processo di totalizzazione molto profondo che unisce il conflitto alla necessità di una radicale modifica delle istituzioni. I primissimi risultati si vedono, persino a livello mondiale considerata la diffusione della solidarietà che questo movimento ha avuto. Questa dialettica della totalizzazione può essere utile per riprendere e rafforzare la critica dell’economia politica del capitalismo che non è semplicemente “anticapitalista”, ma è una visione storica e politica del capitalismo diretta al suo superamento.La pratica di questo punto di vista contro i poteri razzisti, sessisti e patriarcali, capitalisti è co-rivoluzionaria: insieme siamo tutto, divisi siamo niente. Senza questo punto di vista non c’è totalizzazione in prospettiva, né unità nella contingenza. La politica di questo tipo è una sperimentazione continua. Può portare alla definizione delle nuove forme della politica che stiamo in molti cercando. Ciò che manca non è dunque la “sinistra”. Ciò che manca è la piena sperimentazione di nuove forme collettive, e individuali, della politica nei movimenti della totalizzazione. Bisogna intensificare la ricerca, a partire dall’esistenza di ciascuno, sperimentare quel poco, o quel tanto, che abbiamo capito, da soli e insieme. Farlo subito. E non stancarsi mai di correggere, migliorare, in maniera generosa, ma non dispersiva, in una prospettiva internazionalista. l’Internazionale è la coabitazione della futura umanità con i prossimi e gli stranieri già da oggi. Questo significa oggi “la nostra patria è il mondo intero”. Cantiamo gli inni, queste parole sono bellissime. È una prospettiva necessaria per coltivare contemporaneamente una disposizione alla pratica, all’impegno, alla solidarietà, alla cooperazione. Quando parliamo di conflitto, dovremmo nutrirci prima della potenza che questa tessitura permette di sviluppare. Senza, non c’è conflitto. A volte ho l’impressione che sarà un lavoro che terrà impegnata almeno la prossima generazione, anche se alcuni risultati li intravediamo già oggi, anche per necessità, considerando la violenza delle crisi ambientali, pandemiche, economiche che si stanno abbattendo su di noi. Non è un lavoro scontato. È necessario continuarlo. E spero non saranno solo risultati parziali, allusioni, aspirazioni. Il campo della sperimentazione è ampio, è attuale, sta già accadendo e ha comunque superato il mantra della “sinistra che non c’è”. Detto questo, alla luce di un lavoro diffuso, globale, molecolare, posso dirti che non mi interessa molto la “sinistra”, mi interessano i movimenti marxisti nella realtà e una rinnovata politica della classe. Un concetto ripensato alla luce della nuova divisione del lavoro e della società e delle nuove politiche della cooperazione sociale e produttiva. Marxista è un movimento femminista che fa il discorso sulla razza, la classe e la liberazione delle donne. Marxista è un movimento antirazzista che combatte contro la polizia omicida. Marxista è un movimento ecologista che chiede la rivoluzione del modo di produzione capitalista. Marxista è prendere parte con i senza parte affinché la divisione in parti della società sia rovesciata da una politica capace di sperimentare ciò che è singolarmente comune, ciò che è universalmente singolare. Parlare di “sinistra” è invece troppo generico e spesso riconduce questi sintomi di una nuova politica alla trinità di proprietà, confini e sovranità. “Sinistra” è parlare dei diritti fondamentali senza partire dai diritti sociali, considerati sganciati da questi altri diritti. Chi parla di “sinistra” in quanto tale può anche organizzare la divisione del lavoro, di classe, di sesso e di razza. O le accetta illudendosi di riformare, migliorare, neutralizzare. Sinistra oggi può significare anche la possibilità di vivere in una società classista illudendosi che non esistano più le classi sociali, che la storia è finita, che non esista più una lotta di classe e solo la denuncia delle “diseguaglianze”. Sinistra è anche definire la politica come governabilità. Non si tratta dunque di unire i suoi frammenti, politicamente ininfluenti. Se si riuniranno, se proprio sarà il caso, quando sarà affrontato, con le conseguenti pratiche, il superamento della cultura quotidiana che organizza le divisioni di cui la “sinistra” è parte organica. Senza una politica dell’egemonia, alla luce dei nuovi elementi con i quali l’attualità ci interroga fortemente, nulla di tutto questo potrà essere fatto.



estratto da "Reddito di base, Sinistra e Tecnologia: intervista a Roberto Ciccarelli" in  codice-rosso.net