martedì 8 ottobre 2019

IL FIORE ESPLOSIVO DI WALTER BENJAMIN

un bocciolo raccolto  ai margini 

del minimo esistenziale 



la questione tra
gioco e apparenza
 due concetti che l’autore de
  “L’opera d’arte nell’epoca della sua   riproducibilità tecnica”  
  utilizza nel suo lavoro incrociandoli con quelli   
    di culto e di esposizione   
  nella sua interpretazione dell’opera  
   della settima arte  [NbBm]


Adorno rimprovera l’essenza non dialettica di tali polarità, e – in senso più lato – l’impossibilità di vedere in tale dialettica delle possibilità di liberazione concreta per le masse che vi assistono. È la famosa questione della “ricezione distratta” del film, che Adorno dubita fortemente possa essere fonte di sviluppi rivoluzionari. Per Benjamin, invece, la fruizione dell’opera quale si sviluppa nel film, è anzitutto uno spazio percettivamente libero, uno “Spielraum”, uno “spazio-di-gioco” che si rivela allo stesso tempo come margine d’azione. C’è insomma, nel saggio benjaminiano tutta una tensione verso il ludico – su cui Marina Montanelli ha scritto altrove e anche qui pagine assai stimolanti – che deriva evidentemente dal rapporto tra gioco e apparenza e che gli permette di considerare la mimesis estetica né come mero rispecchiamento, né come riproposizione del momento auratico-sacrale dell’opera d’arte.
Anche Brecht e i rappresentanti del comunismo sovietico giocano un ruolo decisivo nelle rielaborazioni benjaminiane del testo e sono visti ovviamente da Adorno e Horkheimer come puro fumus ideologico. Brecht condivide però paradossalmente le critiche di Adorno, rimproverando all’amico un atteggiamento molto “mistico”, mentre i militanti del comunismo più ortodosso liquidano frettolosamente il saggio. Benjamin, alla fine, si trova dunque in un reticolo di tensioni concettuali in cui intende al contempo salvaguardare la propria autonomia interpretativa e “salvare” le opinioni, le critiche, le proposte dalla cerchia degli amici; quello che resta – e che questa edizione mostra in maniera molto lucida – è appunto un fiore raccolto ai margini del minimo esistenziale – un fiore esplosivo, si ripromette Benjamin, bello e allegro, ma anche feroce e implacabile, come dovrebbe essere la rivoluzione.

Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Edizione integrale comprensiva delle cinque stesure. A cura di Fabrizio Desideri e Marina Montanelli, Roma 2019, pp. 175

scheda  dell’ OSSERVATORIO - TUTELA COMUNE AMBIENTE PAESAGGIO BENI CULTURALI , tratta da Gabriele Guerra, Benjamin e il fiore esplosivo dell’opera d’arte, DINAMOpress