sabato 28 febbraio 2026

ROMOLO GOBBI, PROTAGONISTA DELLA VICENDA DEI QUADERNI ROSSI E DI CLASSE OPERAIA

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DeriveApprodi Editore ha ripubblicato il suo libro 'Com'eri bella classe operaia' che così lo ricorda: "Apprendiamo con grande dispiacere la notizia della scomparsa di Romolo Gobbi, figura di grande importanza nelle esperienze di «Quaderni rossi» e di «classe operaia» e nell’organizzazione delle lotte di fabbrica a Torino negli anni Sessanta, storico acuto e coraggioso, persona dotata di profonda intelligenza e straordinaria ironia
Con DeriveApprodi Editore ha pubblicato la nuova edizione di «Com’eri bella, classe operaia. Storie, fatti e misfatti dell’operaismo italiano», volume che si consiglia a coloro che vogliano guardare alla propria storia senza stucchevoli mitologie e inutili nostalgie. Per ricordarlo, pubblichiamo a seguire un breve stralcio del libro: crediamo restituisca bene quello che Romolo è stato"

Dopo pochi giorni ci giunse la sentenza: "Tali compagni nel corso della loro attività presso la nostra fabbrica hanno compiuto 'aperti atti di indisciplina e svolto attività di tipo frazionistico' tali da creare notevoli difficoltà e intralci alla azione del Partito e del sindacato di classe. I loro atti di indisciplina si sono manifestati pubblicamente e in materiali di propaganda stampa e diffusi di loro iniziativa, posizioni contrarie alla linea autonomamente decisa dal Sindacato unitario e vincolante per la corrente comunista.

Constatato, dopo prolungati sforzi, che si sono protratti per alcuni mesi, anche sulla base di colloqui diretti, malgrado vari richiami orali, il loro rifiuto a voler riconoscere gli errori commessi, contrapponendo alla esigenza dell’autocritica il loro diritto a svolgere un’azione di frazione. La Cellula dei Larghi Nastri e il Comitato Direttivo di sezione unitamente decidono la RADIAZIONE di Gobbi e di Gasparotto dal Nostro Partito".

Il 20 febbraio 1962 ci fu un riesame della nostra radiazione da parte della presidenza della Commissione federale di controllo: durante la seduta ci venne chiesto insistentemente di fare l’autocritica, anche benevolmente, ma noi fummo intransigenti e ce ne andammo con la formula di rito "Cari compagni, fraterni saluti".

Eravamo nel partito esattamente da un anno. Pierluigi disegnò un cartiglio con una grande zeta rossa, per Zengakuren come ci chiamavano nel sindacato, al cui centro campeggiavano due braccia incrociate nel classico gesto osceno col motto "Moriantur burocrates". In alto c’era un’altra scritta: "sempre espulsi – sempre presenti".

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INTERVISTA A ROMOLO GOBBI - 14 DICEMBRE 2000

Di fatto veniamo tutti da esperienze religiose, frustranti, alla ricerca di una realizzazione pratica. Io credo di essere stato l'unico cattolico in crisi, degli altri Rieser era ebreo valdese, infatti c'è questa componente valdese, lo sono Mottura, la Edda Saccomani, le prime riunioni si fanno ad Agape. Quindi, in crisi non dico mistica ma senz'altro religiosa e dunque giustamente c'è il collegamento con minoranze religiose: da questo impasto viene fuori la psicologia di queste persone. E' una cosa così banale che qualsiasi psicologo avrebbe potuto fare, non è un risultato eccezionale, non eravamo degli individui eccezionali. A riprova di questo si sa che nell'area dei Quaderni Rossi gravitano personaggi quali Gianni Vattimo, Guglielminetti, lo stesso Coppellotti, quelli del gruppo Mounier, cattolici operaisti per conto loro. Anche Greppi viene fuori dall'esperienza valdese, ma poi c'è anche Miegge che diventa pastore a Roma, un altro valdese. Io con questo ho spiegato tutto: una religiosità vissuta in maniera di crisi, quindi un voler superare la propria religiosità con qualcosa di più soddisfacente e tangibile ed eccoci approdare alla religione operaista: chiaramente per noi aveva questo valore di sostituzione, e si guardava alla classe. In Come eri bella classe operaia racconto di questa matrice religiosa, adesso sono stato più esplicito, forse allora avevo meno chiaro questo quadro complessivo ma direi che l'operaismo a Torino rinasce da questa convergenza di spinte sociali, esperienze religiose individuali in crisi e personalità comunque illustri che invece ci utilizzano.

Nel '61 io faccio il discorso alla conferenza dei comunisti delle grandi fabbriche davanti a Togliatti e a tutti gli altri, Amendola, Ingrao: "parla lo studente Gobbi di Torino", era impensabile. Lo studente Gobbi di Torino, iscritto da due mesi al Partito Comunista, alla conferenza dei comunisti delle grandi fabbriche non può parlare, non è nemmeno concepibile: però, se dietro ha due vicesegretari della CGIL che gli scrivono il discorso allora questo può anche parlare. Si fa un piccolo conciliabolo, "vai tu, no io no": Soave si è subito ritirato, lui è una chiocciola, si ritira dentro la sua libreria o a casa sua, Romano naturalmente no, Pierluigi no, quindi faccio io il discorso e mi piglio le ire di Togliatti, mi processano nel partito e mi sbattono fuori dopo pochi mesi. E naturalmente io faccio il discorso, che non è più rintracciabile ma io ce l'ho a casa in copia, quella praticamente è un'anticipazione dei consigli operai, si dice: "Il partito in fabbrica non conta più, il sindacato nelle sue strutture attuali non ha una presa e un contatto diretto con la classe, la classe è disponibile, bisogna creare degli organismi". E si parla proprio di assemblee e di delegati di reparto, cioè questi ce lo avevano in testa, lo fanno dire a me. Togliatti naturalmente se la prende con me perché suocera intenda.


In questo contesto che hai delineato come è avvenuto nello specifico il tuo processo di formazione politica e culturale e quali sono state eventuali figure di riferimento nell'ambito di questo percorso?


Intanto c'è il liceo Gioberti, io sono compagno di classe di Mottura, poi questi ripete e quindi diventa compagno di classe di Rieser e il gioco è fatto: eravamo compagni di liceo. C'era poi anche la giovane Negarville, che poi diventerà moglie di Minucci. Era così. Ad esempio, perché Rieser viene al Gioberti? Perché lì insegna il professor Molpurgo, ebreo, e allora le classi di Molpurgo si riempiono di ebrei. Siamo di nuovo lì, sono delle spiegazioni banali ma ovvie anche. Nessuno dei professori naturalmente ha un valore, ma ci sono questi legami. Si passa anche attraverso la politica universitaria, ma poi ci si ritrova tutti nel Partito Socialista con Basso: allora ecco di nuovo un altro personaggio, Lelio Basso, e siamo tutti bassiani. Anche la Edda Saccomani viene dal Gioberti, quindi i valdesi e gli ebrei al Gioberti si ritrovano e fanno combriccola, poi si ritrovano all'università a Palazzo Campana. Io faccio politica universitaria ma gli altri credo di no: tra l'altro io non la faccio nell'UGI che era la forza deputata, ma poiché un altro del liceo era nei Goliardi Indipendenti, che erano liberali, mi fa andare lì. Ma io nel giro di due anni maturo la mia iscrizione al Partito Socialista, corrente bassiana, e allora ci ritroviamo tutti lì dentro, insomma tutti quei cinque o sei che eravamo, cioè io, Rieser, Mottura, Soave, Edda Saccomani, poi c'erano altri che si sono persi per la strada, la donna di Mottura, che è un'altra valdese. Poi Lelio Basso non è che suscitasse particolare entusiasmo, però anche lui era un portatore di un'ideologia se non operaista certamente non carrista, quindi comunista in senso stretto, e neanche riformista: luxemburghiano insomma.