martedì 18 marzo 2025

ISTAT, POLITICHE REDISTRIBUTIVE: VALUTAZIONI REDDITI FAMILIARI 2024

-Giovanni Caprio-

Con la fine del Reddito di Cittadinanza c’è stato un peggioramento dei redditi per circa 850 mila famiglie

Secondo l'ISTAT: “Le famiglie che traggono un beneficio dalle modifiche agli strumenti di sostegno alla povertà (il passaggio dal RDC, nella sua forma depotenziata vigente nel 20237, all’ADI) sono stimate in poco più di 100mila (pari allo 0,4% del totale delle famiglie residenti) e si collocano tutte nel quinto più povero, di cui rappresentano il 2,3%. Il beneficio annuale, pari a 1.216 euro, incide per il 9,2% sul reddito familiare" 

Le simulazioni pubblicate dall’ISTAT valutano gli effetti sui redditi disponibili delle famiglie generati dalle politiche redistributive introdotte nel 2024. In particolare, l’ISTAT valuta gli effetti dei seguenti interventi normativi: la riforma delle aliquote e degli scaglioni Irpef e delle detrazioni da lavoro; l’eliminazione del Reddito/Pensione di Cittadinanza (RDC) e dell’introduzione dell’Assegno di Inclusione (ADI); la prosecuzione dell’esonero contributivo parziale per i lavoratori dipendenti e dell’introduzione dell’esonero totale per le lavoratrici dipendenti madri; l’indennità una tantum per i lavoratori dipendenti (c.d. Bonus Natale). Gli effetti sono valutati attraverso il confronto tra la stima del reddito disponibile nel 2024 e la stima di quello che si sarebbe osservato se i parametri di tali politiche fossero rimasti quelli in vigore nel corso del 2023.

In particolare, si stima che il passaggio dal Reddito di Cittadinanza, già depotenziato nel corso del 2023, all’Assegno di Inclusione comporti un peggioramento dei redditi disponibili per circa 850mila famiglie (3,2% delle famiglie residenti). La perdita media annua è di circa 2mila 600 euro e interessa quasi esclusivamente le famiglie più povere. In tre quarti dei casi si tratta di nuclei che perdono il diritto al beneficio e nel restante quarto di nuclei svantaggiati dal nuovo metodo di calcolo. Per circa 400mila famiglie il passaggio tra RDC e ADI non comporta una variazione del reddito disponibile perché continuano a ricevere lo stesso importo. Infine, un gruppo esiguo di famiglie (circa 100mila) trae un beneficio dal passaggio all’ADI di circa 1.200 euro. Il vantaggio deriva dal diverso trattamento dei componenti con disabilità insito nel metodo di calcolo della scala di equivalenza ADI rispetto a quella RDC.

Per quanto riguarda, invece, la riforma Irpef, per le famiglie con almeno un percettore di reddito da lavoro dipendente gli effetti della riforma si valutano congiuntamente a quelli delle due forme di decontribuzione previste per il 2024. In questo gruppo di famiglie, si stima che siano 11,8 milioni quelle che vedono migliorare, grazie alle misure, il proprio reddito disponibile, per un ammontare medio annuo di 586 euro. Si tratta di quasi il 45% delle famiglie residenti in Italia e del 78,5% delle famiglie con almeno un lavoratore dipendente. Si stima che siano circa 300mila le famiglie interessate da entrambe le misure che registrano una perdita. Il peggioramento, pari in media a 426 euro, è riconducibile in larga parte alla perdita del diritto al trattamento integrativo dei redditi da lavoro dipendente (c.d. Bonus Irpef). Le famiglie non interessate dalla decontribuzione ma che beneficiano della riforma dell’Irpef sono 9 milioni e 600mila (36,8% delle famiglie residenti). Il guadagno derivante dalla riforma, in termini di minori imposte dirette dovute, è pari in media a 251 euro all’anno e comporta un incremento dello 0,5% del reddito disponibile. Sono poi circa 750mila le lavoratrici madri che, grazie all’esonero totale dei contributi, si stima registrino un guadagno, rispetto al 2023, pari a poco più di 1.000 euro. Un quarto di queste, avendo una retribuzione annua lorda superiore ai 35mila euro, non erano destinatarie dell’esonero parziale previsto per i lavoratori dipendenti nel 2023. Queste ultime, quindi, registrano il guadagno medio maggiore, pari a oltre 1.800 euro. L’indennità una tantum di 100 euro per i lavoratori dipendenti si stima, invece, che abbia raggiunto circa 3 milioni di famiglie (11,6% delle famiglie residenti), generando una variazione del reddito disponibile pari in media allo 0,2%.

Ritornando al superamento del Reddito di Cittadinanza, l’Istat scrive: “Le famiglie che traggono un beneficio dalle modifiche agli strumenti di sostegno alla povertà (il passaggio dal RDC, nella sua forma depotenziata vigente nel 20237, all’ADI) sono stimate in poco più di 100mila (pari allo 0,4% del totale delle famiglie residenti) e si collocano tutte nel quinto più povero, di cui rappresentano il 2,3%. Il beneficio annuale, pari a 1.216 euro, incide per il 9,2% sul reddito familiare. Il vantaggio deriva dal diverso trattamento dei componenti con disabilità nel metodo di calcolo della scala di equivalenza utilizzata per l’ADI rispetto a quella del RDC”. Di converso, sottolinea l’ISTAT: “Le famiglie che peggiorano il proprio reddito disponibile per il cambiamento nella normativa si stima siano circa 850mila; nel 10% di queste ci potrebbero essere individui percettori del SFL. La perdita per queste famiglie è di oltre 2mila e 600 euro annui e interessa quasi esclusivamente il quinto più povero delle famiglie. Di queste, sono poco più di 620mila quelle che hanno perso il diritto al beneficio. All’interno di questo gruppo si stima la presenza di 220mila famiglie con componenti non occupabili che perdono il beneficio perché nel decreto istitutivo dell’ADI, a differenza di quanto previsto nel regime RDC, non è presente un innalzamento della soglia di reddito per le famiglie in affitto rispetto a quelle che vivono in casa di proprietà. Tale incremento di soglia è stato in seguito introdotto nella Legge di Bilancio per il 2025 (Legge n. 207/2024). Oltre alle famiglie che perdono il diritto al beneficio, esiste un gruppo di 230mila famiglie, anche queste classificate come non occupabili, che vedono peggiorare il proprio reddito perché pur continuando a ricevere il beneficio questo risulta di importo inferiore a quello che avrebbero avuto con le regole del RDC. Lo svantaggio è riconducibile al fatto che nella scala RDC ogni ulteriore componente della famiglia ha un peso, mentre nella scala ADI hanno un peso solo i componenti aggiuntivi con determinate caratteristiche.”

da pressenza [il Report: istat.ipdf qui]