sabato 7 dicembre 2019

«SIAMO TUTTI CASA DEL POPOLO!»


contro la criminalizzazione degli spazi sociali autogestiti, mediante l’uso  “dell'ignobile ed incostituzionale Decreto-Salvini “, perverso strumento  giuridico posto in essere “per colpire con azioni penali i compagni che si  mpegnano nella difesa e cura dei beni comuni” 

-Toni Casano-

 RIPRENDE CORPO 

 IL MOVIMENTO 

 PALERMITANO 


Da tempo non si vedeva un’assemblea di movimento della sinistra alternativa del palermitano così partecipata. C’erano proprio tutti lo scorso 4 dicembre, dall’ associazionismo formalmente costituito ai gruppi d’attivismo politico-sociale, dal sindacalismo di base a quello critico confederale, dagli studenti agli intellettuali. Perfino quella sinistra radicale presente dentro lo “spazio di rappresentanza istituzionale” è riuscita a ritrovarsi in un linguaggio politico comune. Insomma tutti riuniti attorno alla questione della tutela dei Beni Comuni e contro la criminalizzazione di esperienze costitutive di comunità autogestite dentro spazi pubblici e democraticamente aperte al territorio, senza distinzione alcuna di genere o razza.

Una pratica di welfare solidaristico dal basso rivolta in primo luogo ai più deboli, a cominciare dalla tutela dei minori. Infatti, fra i numerosi interventi registratisi nella sala piena dei “Candelai”, quello che ci ha colpito è l’intervento di una mamma rumena che aveva partecipato con i suoi bambini al “Tempo d’Estate”, organizzato dagli stessi volontari che oggi si trovano investiti da un procedimento penale. Nella sostanza, la mamma intervenuta raccontava del pianto dei suoi e degli altri bambini di fronte al portone chiuso a seguito dello sgombero: “Ancora adesso – diceva trattenendo la commozione – i nostri figli non si danno pace. Non capiscono perché a loro è impedito di giocare, di socializzare con altri coetanei piuttosto che stare chiusi in casa”. Stiamo parlando della Casa del Popolo di via Cavour che aveva dato vita all’attivazione condivisa di un luogo sociale da anni in stato di abbandono, avendo l’Istituto Statale per i Sordomuti di Palermo praticamente cessata l’attività dal 1998.

In un precedente articolo avevamo raccolto la sensibilità di alcuni degli attivisti della “Casa”  che rivendicavano di avere svolto prima dello sgombero « una pratica di sussidiarietà orizzontale costituzionalmente garantita». Dicevano  «abbiamo surrogato la mancanza di politiche cittadine a sostegno del disagio sociale che in una città come Palermo è diventata drammaticamente condizione di esclusione e marginalità». Così come precisava la Casa del Popolo in un comunicato ufficiale, nel periodo relativo all’autogestione, la comunità – costituita da donne e uomini  - aveva tenuto «le porte aperte a associazioni, volontari, studenti, sindacati, partiti, movimenti, ong, garantendo attività di mutualismo, artistiche, culturali, di svago e di studio, mobilitando persone di ogni tipo e classe sociale!».  
Ora,  più di una ventina di attivisti della “Casa” assieme ad altri soggetti politici e sociali – portatori di esperienze diverse e che con loro hanno interloquito nell’ambito di un comune sentire (iniziative culturali, come presentazioni di libri, o iniziative sociali di massa, come il “Gay Pride di quest’anno”) – si ritrovano indagati, grazie ad un “pacchetto sicurezza” che sta esasperando la deriva autoritaria da tempo intrapresa nel nostro Paese.  Contro questo degrado securitario abbiamo registrato anche la posizione di sostegno di Ugo Mattei, l’erede riconosciuto del grande Stefano Rodotà fondatore in Italia della dottrina sui Beni Comuni, il quale, dopo aver incontrato il giorno prima dell’Assemblea una delegazione della Casa del Popolo, ha inviato nel corso del dibattito il seguente messaggio: «Lo sgombero della Casa del Popolo di Palermo e, soprattutto, l’utilizzo dell'ignobile ed incostituzionale decreto Salvini, per colpire con azioni penali i compagni che si impegnano nella difesa e cura dei beni comuni – scrive il giurista – sono episodi molto gravi. Come Presidente del Comitato Rodotà che si batte per raccordare tutte le lotte nazionali che declinano i beni comuni in modo costituente, porto tutta la mia solidarietà». A chiusura dei lavori l’Assemblea ha determinato l’accoglimento di tutte le proposte emerse dal dibattito. Pertanto, si convocherà quanto prima un coordinamento per calendarizzare le iniziative.

articolo pubblicato anche su PalermoToday 6 dicembre 2019